O-bento!

Chiunque abbia avuto tra le mani un manga (tipico fumetto giapponese), un videogioco o abbia visto un anime (cartone animato) ha probabilmente familiarità con il bento giapponese, una scatola, solitamente di plastica usa e getta, che contiene cibo preconfezionato.

Il bentō giapponese, la pausa pranzo di consuetudine in Giappone, contiene riso ed okazu, ovvero diverse specialità di pesce, carne, verdure, cotte, marinate o in tempura, tofu ed altri cibi a seconda della stagione, accompagnati da una tazza di tè verde.

L’estetica nel bentō giapponese è essenziale e gli stili di preparazione talmente vari ed elaborati che vengono organizzate gare in cui si compete per la confezione esteticamente più gradevole.

La scatola è dotata di scomparti interni per separare ordinatamente i diversi cibi e viene avvolta in un pezzo di carta, di tessuto o in borse speciali insieme alle bacchette in modo da creare un pacchetto pressoché perfetto per dimensioni, colori e sistemazione del cibo e degli altri accessori.

Nonostante il fatto che sia ancora pratica diffusa ed amata la preparazione casalinga, i bentō sono venduti dappertutto in Giappone: nei supermercati, nei negozi di quartiere e presso i  venditori ambulanti, che urlano “O-bento” lungo i mercati e i binari delle stazioni ferroviarie.

Cristian ed io non vediamo l’ora rispondere al grido di uno di questi venditori e nell’attesa facciamo confidenza con i gusti giapponesi nella migliore gastronomia nipponica a Torino, il Kokoroya di Via Piave 9/A.

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *