Tibet, una terra che evoca emozioni contrastanti

Tibet, Tashilhunpo

Tibet, Tashilhunpo

Tibet, monastero di Tashilhunpo. Questa foto, che evoca pace e serenità, alimenta in me sentimenti in netto contrasto, ravvivati anche dalle notizie sulle ultime violenze in Tibet.

Il complesso di Tashilhunpo, molto simile per architettura al Palazzo del Potala di Lhasa, si trova a Shigatse, seconda città del Tibet per popolazione, ed è tradizionalmente residenza del Panchen Lama, la seconda maggiore carica religiosa tibetana. Attualmente ospita circa 4000 monaci sotto il diretto controllo della Cina, che ha imposto un proprio rappresentante religioso mettendo sotto “custodia protettiva” il Panchen Lama riconosciuto dal Dalai Lama.

Ricordo bene l’imbarazzo con cui la nostra guida ci fece visitare il monastero, depredato di ogni valore e spiritualità dal governo cinese, che negli anni lo ha reso una semplice attrazione turistica, una sorta di museo in cui esporre i resti di una cultura millenaria. Ricordo come fosse per lei incomprensibile che un monastero osservasse degli orari di apertura e di chiusura, ricordo la sua paura nel dire una parola fuori posto, perchè ascoltata da spie nascoste sotto le vesti da monaco.

Riguardando ora questa foto non provo pace e serenità ma rabbia. Leggendo d’altro canto le notizie sugli ultime violenze in Tibet, che hanno portato a centinaia di arresti e a sparatorie sulla folla, decisa a non issare sulle proprie abitazioni la bandiera del governo che ritengono invasore ed oppressore, provo anche tanto orgoglio per un popolo mite ma fortemente ostinato nel preservare la propria cultura e le proprie tradizioni.

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