Berlino, una città in continua evoluzione

Berlino, Charlottenstrasse. Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/genial23/" target="_blank">Genial 23</a>, licenza Creative Commons

Berlino, Charlottenstrasse. Foto di Genial 23, licenza Creative Commons

Berlino è una città capace di reinventarsi continuamente e di regalare ai visitatori sguardi e stimoli sempre differenti. A Berlino, più che altrove, osservando le persone che si hanno intorno e il loro aspetto spesso a prima vista stravagante ci si rende conto di quanto questa “stravaganza” sia quasi invisibile agli occhi degli abitanti, visto che il diverso e il nuovo qui sono la normalità.

Berlino è, d’altra parte, una città con un passato unico, che ha segnato tutta la storia del ventesimo secolo: nazismo, comunismo, guerra fredda, globalizzazione.

A chi visita Berlino per la prima volta consiglio una lunga passeggiata da Alexanderplatz fino alla Porta di Brandeburgo e dalla Porta di Brandeburgo fino a Postdamer Platz.

Berlino, Alexanderplatz. Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/60327/" target="_blank">Mirko Eggert</a>, licenza Creative Commons

Berlino, Alexanderplatz. Foto di Mirko Eggert, licenza Creative Commons

Molti eventi berlinesi si legano ad Alexanderplatz, dove sono ben leggibili i segni lasciati dalle diverse epoche e culture. Negli anni venti del secolo scorso la piazza era un “il cuore pulsante di una città cosmopolita”, come la definì Alfred Döblin nel suo celebre romanzo Berlin Alexanderplatz del 1929. In tempi più recenti, segno evidente dello sforzo della Berlino comunista di competere con gli alti edifici della parte ovest della città sono l’Hotel Stadt Berlin (oggi Park Inn Hotel), la Haus der Lehrers (Casa dell’insegnante), sede della commissione degli insegnanti della DDR, la Casa dei Viaggi – curiosa istituzione viste le restrizioni subite dai cittadini della Germania orientale in materia di viaggi -, il palazzo dell’editoria (oggi Berliner Verlag) e la famosa Torre della televisione, dalla cui cima si gode di una vista mozzafiato sulla città.

Proseguendo verso il fiume Sprea, ci si imbatte in un lungo tratto del famigerato muro di Berlino, trasformato nel 1990 nella più lunga galleria d’arte all’aperto del mondo. Si tratta della East Side Gallery, che ospita sulla parte orientale del muro oltre cento dipinti, opera di artisti provenienti da ogni parte del mondo accorsi a Berlino per celebrare la caduta del muro, la gioia e lo spirito di riconciliazione di quei giorni.

Per toccare letteralmente con mano come fosse la vita nell’ex Germania dell’est consiglio anche una tappa al Museo della DDR, in cui tutto, dalle ricostruzioni degli ambienti agli oggetti esposti, può essere maneggiato. Entrare nel Museo della DDR consente infatti di immergersi completamente nella vita della ex repubblica democratica, di cui vengono ricostruiti minuziosamente vari ambienti tra cui un tipico appartamento dell’epoca, arredato esattamente come allora con oggetti e prodotti alimentari originali, un’aula scolastica e una prigione della Stasi.

Berlino, porte di Brandeburgo. Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/fkehren/" target="_blank">Frank Kehren</a>, licenza Creative Commons

Berlino, porte di Brandeburgo. Foto di Frank Kehren, licenza Creative Commons

La porta di Brandeburgo è l’unica rimasta in piedi, per quanto fortemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale, delle 18 porte che un tempo davano accesso a Berlino. Testimone e protagonista dei più importanti eventi della storia tedesca sin dalla sua costruzione (1791), durante la Guerra Fredda, quando il muro divideva la città in due, la porta di Brandeburgo si trovava nella terra di nessuno. Solo nel 1989, con la caduta del muro, la porta è tornata un simbolo di libertà e pace: più di un milione di persone la attraversarono per passare dalla parte est alla parte ovest di Berlino. Oggi ospita un ufficio turistico e la “Sala del Silenzio”, dove ci si può raccogliere in meditazione. Poco distante dalla porta di Brandeburgo merita una visita anche il suggestivo Memoriale dedicato alle vittime dell’Olocausto, composto da 2.711 stele di calcestruzzo.

Berlino, Memoriale dedicato alle vittime dell'Olocausto. Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/83582958@N00/" target="_blank">sanzante</a>, licenza Creative Commons

Berlino, Memoriale dedicato alle vittime dell’Olocausto. Foto di sanzante, licenza Creative Commons

Ridotta a un cumulo di macerie dopo la seconda guerra mondiale e fino al 1989, la zona di Potzdamer Platz è il più sorprendente esempio di come, negli anni Novanta, il rinnovamento urbano abbia potuto trasformare Berlino nella città di oggi. Dopo la riunificazione della Germania, quella che era una landa desolata ed abbandonata si trasformò infatti in pochi anni in un gigantesco cantiere, il più grande d’Europa, dove, sotto la guida dei più importanti architetti del mondo, tra cui l’italiano Renzo Piano, il giapponese Arata Isozaki e il tedesco Helmut Jahn, nacque un nuovo centro finanziario, amministrativo e commerciale con le sedi della Daimler AG, della Sony, della Bahn AG (le ferrovie tedesche) e di altre multinazionali.

Berlino, Potzdamer Platz. Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/geirsh/" target="_blank">GeirSH</a>, licenza Creative Commons

Berlino, Potzdamer Platz. Foto di GeirSH, licenza Creative Commons

Uno dei primi a ridare vita a Potzdamer Platz non fu tuttavia un architetto ma un grande musicista, Roger Waters dei Pink Floyd che, nel luglio del 1990, allestì in questo spazio il mega-concerto “The Wall”, davanti a 300.000 spettatori. Il muro era in parte già abbattuto, ma Berlino era ancora divisa in due e il concerto si tenne di fatto ancora sul territorio di due stati. Un evento dal grande significato simbolico che ha rafforzato la volontà di Berlino di riunificarsi dopo 40 anni di divisione e di lasciare definitivamente il passato dietro di sé.

Per ulteriori curiosità su Berlino, ascolta il racconto del mio viaggio nella capitale della Germania qui:

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