LaChapelle, una grande mostra fotografica a Roma

LaChapelle, Dopo il Diluvio, Palazzo delle Esposizioni - Roma

LaChapelle, Dopo il Diluvio, Palazzo delle Esposizioni – Roma

LaChapelle è diventato una celebrità grazie allo stile pop, surreale e dissacrante dei suoi ritratti a personaggi della musica, della moda e del cinema e al suo lavoro di regista di videoclip, pubblicità e documentari. Dopo una carriera vissuta tra le star all’insegna di vizi ed eccessi, nel 2006 LaChapelle ha deciso di ritirarsi a vivere su un’isola del Pacifico, dichiarando che aveva detto tutto quello che voleva dire. Da allora lavora solo per grandi esposizioni e per rinomate gallerie; niente più foto per riviste e campagne pubblicitarie. E’ come se anche LaChapelle, profondamente colpito dalla bellezza della Cappella Sistina, che visita nel 1999 e rivede proprio nel 2006, sia stato vittima di un diluvio purificatore che lo spinge verso diverse direzioni estetiche e concettuali.

Nella mastodontica antologica Dopo il Diluvio, allestita al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 13 settembre 2015, è possibile ripercorrere le tappe fondamentali  dell’evoluzione artistica di LaChapelle.

Il primo impatto con la mostra, composta da circa 150 opere, di cui molte inedite, è “The deluge”, ovvero Il diluvio universale, trasposizione in chiave moderna e in lastra fotografica dell’affresco sul soffitto della Sistina. L’impatto è decisamente forte: mi soffermo un bel po’ ad osservare una moltitudine di soggetti che s’affretta a salvare il salvabile mentre tutt’intorno sale angosciosamente l’acqua. Molti personaggi sono nudi ma indossano scarpe da ginnastica griffate o sandali dorati col tacco a spillo. Una donna bionda molto appariscente sembra comunicare l’arrivo del diluvio via cellulare, un carrello di supermarket rovesciato, simbolo dell’imminente catastrofe socio-economica, è sul proscenio.

LaChapelle, Dopo il Diluvio, Palazzo delle Esposizioni - Roma

LaChapelle, Dopo il Diluvio, Palazzo delle Esposizioni – Roma

Le altre sezioni della mostra spaziano tra i lavori seguiti al 2006 e quelli del decennio 1995-2005. Così mi ritrovo a vedere per la prima volta dal vivo alcuni dei grandi classici di LaChapelle, come le opere del ciclo “Jesus is My Homeboy”, che mette Cristo a predicare, a celebrare l’Ultima Cena e a farsi ungere i piedi da una biondissima Maddalena tra rapper neri e bianchi.

Dopo il 2008 l’uomo esce dai set di LaChapelle, che sembra diventare più riflessivo e meno dissacrante. LaChapelle, citando Warhol, anticipa così il crack della Leman Brothers immortalando una serie di banconote (dollaro, lira, yen) in negativo. Mentre con le “Car Crash”, dove assembla parti di vetture prestigiose ma accartocciate, allude al dramma provocato dalla crisi finanziaria in una società edonistica.

Mi stupiscono, poi, i lavori dedicati alla vacuità e alla vanità della vita: vasi di fiori barocchi, destinati ad appassire, accanto a un cellulare o alla prima pagina di un quotidiano. E una macabra galleria di ritratti di personaggi famosi, da Clinton a Jennifer Lopez a Dicaprio: LaChapelle fotografò le statue di cera del Museo Nazionale di Dublino dopo l’incursione di un vandalo e compose i cocci di facce, teste, braccia su cartoni da imballaggio.

Le stazioni di rifornimento, poli al neon che si stagliano nello scuro di foreste soffocanti (spesso quelle pluviali di Maoui, l’isola del Pacifico nella quale LaChapelle si ritira) sono resti architettonici di un mondo perduto, visto da un tempo futuro. La stessa fluorescente solitudine dei “Land Scape”, metropoli deserte con industrie incessantemente attive, modellini costruiti da professionisti di Hollywood che hanno assemblato oggetti riciclati (bicchieri di plastica, cannucce, lattine) posti sullo sfondo reale di colline californiane.

Il messaggio di LaChapelle mi è arrivato forte e chiaro: la fotografia può fermare il tempo, soprattutto ai nostri giorni, dove tutto si vive convulsamente.

David LaChapelle, Dopo il Diluvio
Palazzo delle Esposizioni, Via Nazionale 194 Roma
dal  30 aprile al 13 settembre 2015
Martedì, mercoledì, giovedì e domenica: 10.00 – 20.00
Venerdì, sabato: 10.00 – 22.30
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