Viaggio in moto in solitaria nella Camargue

Laura accanto alla sua moto e a quella di Davide

Laura, da anni appassionata motociclista, qui ho raccontato una sua precedente avventura, quest’estate ha fatto il suo primo viaggio in moto in solitaria. Niente di difficilissimo, mi dice: io e il mio compagno Davide, abbiamo fatto circa 2000 km in una settimana in sella ognuno al suo bolide a due ruote (rispettivamente una Suzuki sv650 del 2008 e una Honda Transalp 650 del 2004).

Hanno prenotato una stanza in una fattoria nel parco nazionale della Camargue, in Francia, e da lì hanno seguito itinerari che li hanno portati a Mont Ventoux come punto più a nord e a Carcassonne come punto più a ovest. O perlomeno questa era l’idea di partenza, perché un viaggio in moto comporta sempre imprevisti.

Laura in sella alla sua Suzuki sv650 del 2008

Davide ha optato per raggiungere la Camargue facendo solo strade statali: ho patito molto il caldo e la polvere, mi dice Laura, ma ho visto paesaggi stupendi e percorso il lungo tragitto godendomi il profumo di erbe selvatiche.

Sono anche riuscita a tenere il passo di Davide. Con due moto equivalenti è andata alla grande, continua orgogliosa.

Le chiedo se ha mai avuto paura o difficoltà. Laura, donna tutta di un pezzo, mi dice che nei mesi scorsi si è “allenata” con passi alpini e lunghe percorrenze, per cui era pronta, emozionata sì, ma sicura di farcela.

Laura e i cavalli della Camargue

Purtroppo viaggiare in moto a volte non ti consente di fotografare quello che vedi. Mancano così le immagini dei cavalli selvaggi e dei fenicotteri che Laura ha visto andando verso l’Étang de Vaccarès ma riesce ad inviarmi qualcosa dalla visita a Saintes-Maries-de-la-Mer,  di cui ha molto apprezzato la chiesetta delle 3 Marie. Sembrerebbe, mi racconta, che il culto mariano sia stato importato dai Templari come “paravento” del culto di Iside, come accade per tutte le madonne nere sparse in Europa.

Laura in visita ad Arles

Di Arles, dove saggiamente va da passeggera, per evitare il problema del doppio parcheggio dei mezzi, ha apprezzato molto la vestigia romane e l’impronta lasciata in eredità perpetua alla deliziosa cittadina dagli impressionisti, Van Gogh in primis.

Un maestrale a oltre 50km/h la costringe a cambiare programmi. Si dirige quindi ad Avignone e poi verso il Mont Ventoux.  Il suo itinerario la conduce poi a Aigues Mortes, una cittadina fondata da San Luigi come luogo di partenza per le crociate, integralmente circondata da mura percorribili che sul lato meridionale che consentono di ammirare dall’alto suggestive saline rosa.

Due ulteriori giorni di maestrale la obbligano a rivedere nuovamente il programma: salta la visita a Carcasonne e opta per mete più vicine alla base di partenza.

Questa, mi confessa, è la più grande difficoltà di un viaggio in moto: il fatto che sei “vittima” del meteo, che devi essere molto elastica ma avere dei punti saldi, come fare almeno un pasto completo al giorno.

A parte un po’ di formicolio alle mani, fisicamente non ha avuto alcun tipo di problema durante il suo viaggio in moto, ma, mi confessa, ha rischiato di cadere 3 volte da ferma e ha spento un paio di volte il motore involontariamente.

La bellissima spiaggia di Boucanet

Non sono mancati anche momenti di relax in spiaggia, come in quella di Boucanet.

La Camargue ha affascinato Laura per gli orizzonti sconfinati, i profumi della sua terra, gli animali allo stato brado, il rumore del vento attraverso le paludi e gli acquitrini salmastri.

Crede che la ricchezza datale dalla moto di potersi fermare a bordo strada ad osservare il bestiame pascolare tranquillo, sia inestimabile. E come darle torto?

Tu hai mai fatto un viaggio in moto in solitaria? Ti va di raccontarmelo nei commenti?

Nell’attesa di ricevere le vostre storie, consiglio un paio di testi che parlano di viaggi in moto:

I viaggi di Jupiter, di Ted Simon

Ted Simon nel 1973 intraprese un viaggio in moto di quattro anni attorno al globo con una Triumph Tiger 100 da 500cc. Non fu il primo a intraprendere un’impresa del genere, ma fu sicuramente il primo a saperla raccontare.

Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta, di Ernesto Guevara

Pubblicato per la prima volta nel 1992 a Cuba e l’anno successivo qui in Italia da Feltrinelli con la traduzione del grande Pino Cacucci, è diventato un best-seller nel 2004 dopo l’uscita del film ad esso ispirato e intitolato “I diari della motocicletta”.

Share Button

6 pensieri su “Viaggio in moto in solitaria nella Camargue

  1. Io, della Camargue e di Arles, ho un ricordo bellissimo. Come di tutti i viaggi in solitaria che ho fatto e che continuo a fare. Secondo me, benché in coppia, occorre prendersi i propri momenti (settimane, mesi…).

  2. Adoro il Camargue e ho rivisto con la memoria molti luoghi che hai descritto. Ciò che non riesco ad immaginare è l’emozione di viverlo con la libertà della moto. Viaggio splendido!

  3. Un viaggio in solitaria (quindi da sola, senza compagno di viaggio) non l’ho mai fatto. O almeno non così lungo. Esco spessissimo sola ma per gite di 200/300 km al massimo.
    L’anno scorso ho fatto una vacanza di 3 giorni non trentino, guidando ovviamente la mia moto, in compagnia del mio fidanzato e un’altra coppia di amici motociclisti (rigorosamente ognuno in sella alla propria moto). Ricordi meravigliosi di paesaggi fantastici. Colori, profumi indimenticabili, tante risate, poche foto perché il bisogno primario è guidare e i ricordi sono stampati nella mente.

    • Accidenti, Valentina, direi che le tue gite valgono come viaggi in solitaria eccome! Io non ho neanche il coraggio di comprarla la moto, per quanto sogni di farlo da tempo! Grazie per essere passata!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.