Biancaneve 2.0

Chi mi conosce sa che sono una femminista convinta.
Ecco quindi la mia versione moderna di Biancaneve, scritta per il concorso “Le storie del Bosco di Vis”.

Biancaneve e Azzurro, si sa, vissero per tanti anni felici e contenti.
Ma che cosa successe davvero a Biancaneve, una volta sposato Azzurro?
Presto Biancaneve si trovò a disagio nel ruolo di signora del castello, lei che era abituata a vivere con 7 minatori (per quanto piccini) e a curarsi di loro!
Così, mettendo a frutto la sua brutta esperienza passata, decise di diventare un’imprenditrice e di aprire un’azienda di coltivazione e vendita di mele cotogne, ovviamente dalla bontà (e sicurezza) certificata….

Continua a leggere la mia favola qui e si ti piace, votala!

 

Per Lisa, Bianca, Emma, Viola, Valentina e tutte le altre bimbe che arriveranno

Piccole mie, mi piace pensare che le vostre mamme forse tra un paio di anni vi leggeranno questo messaggio… Siete il nostro futuro, la nostra speranza che le cose possano davvero cambiare in meglio. Inseguite sempre i vostri sogni, SEMPRE, perchè una vita senza sogni è come un giardino senza fiori (Gertrude Beese).

E se mai le vostre mamme, cosa che dubito, vi ostacolassero, accanto a voi ci sarà sempre la zia Ari pronta a supportarvi e a volare via con voi.

8 marzo: un messaggio per le donne

Ieri un amico, cui ho regalato, per quanto consapevolmente, i migliori anni anagrafici della mia vita, mi ha dato durante una bruttissima discussione l’epiteto per me peggiore che si possa dare ad una donna.
Ad aggravare il fatto e a farmi scrivere di getto questo post alle 7.30 di sabato mattina, si è aggiunta la complicità di un altro caro amico e il pesante silenzio misto ad imbarazzo (per la discussione) dimostrato da mio marito.
La cultura maschile è da millenni solita a svilire le donne, che loro stessi definiscono “gentil sesso”. C’è grande complicità tra gli uomini nel credere che le donne possano essere definite (ed accettino di essere definite) troie. Basti pensare alla cultura degli afroamericani e alla loro espressione radicale più becera (gusti musicali permettendo) del rap, in cui le compagne dei cantanti vengono abitualmente definite bitch o anche peggio.
Di certo ci sono ragioni profonde in tutto questo, perchè però, mi chiedo, è così raro trovare nelle donne una complicità tale che aiuti a fare muro contro questa che definisco, forse anche un po’ esageratamente, una vera e propria violenza verbale?
Forse proprio su questo noi donne dovremmo fermarci un attimo a riflettere.

C’era una volta un mondo in cui l’uomo pensava di prevalere sulla donna con la violenza, c’era una volta…#hca13

Illustrazione di Irene Bedino