Oxford e Cambridge: quale scegliere?

Oxford e Cambridge: una rivalità secolare che si basa principalmente sul fatto che entrambe le cittadine sono sede di prestigiose università, per la precisione delle due più antiche università del Regno Unito, da sempre in gara per il primato.

Luci di Novembre ad Oxford. Foto di <a href="https://www.flickr.com/photos/tejvan/" target="_blank">Tejvan Pettinger</a>, licenza Creative Commons

Oxford, foto di Tejvan Pettinger, licenza Creative Commons

La città di Oxford è più grande (con una popolazione di circa il 30 per cento più grande di quella di Cambridge) ed ha una connotazione più industriale, mentre Cambridge ha mantenuto nel tempo un aspetto più bucolico, anche se l’area circostante Cambridge, conosciuta come Silicon Fen, è oggi uno dei centri medici tecnologici più importanti d’Europa. Oxford d’altra parte è legata all’industria automobilistica (BMW attualmente produce la Mini a Oxford e molte squadre  di Formula Uno hanno sede nello Oxfordshire e nelle contee limitrofe).

Entrambe le città sono bagnate da fiumi. Ma è a Cambridge che lo si può vivere appieno, perché il fiume Cam attraversa tutta la città. Ricordo ancora con immenso piacere i pomeriggi passati al Milton Country Park ad ammirare le tipiche imbarcazioni in legno, simili alle nostre gondole, che consentono di navigare il Cam con il famoso punting, un remo di legno lungo circa 5 metri.

Martyrs Memorial. Foto di <a href="https://www.flickr.com/photos/101437384@N06/" target="_blank">NIL L</a>, licenza Creative Commons

Cambridge, foto di NIL L, licenza Creative Commons

Navigando sul fiume è possibile raggiungere una delle maggiori attrazioni turistiche di Cambridge: il Bridge of Sighs, un ponte risalente al XIX secolo che ricorda nello stile il nostro Ponte dei Sospiri e il cui nome pare derivi dai sospiri degli studenti dei college adiacenti in ansia prima degli esami. Continua a leggere

Sulle tracce di William Shakespeare a Stratford-upon-Avon

Shakespeare. Foto di <a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/User:Ozeye" target="_blank">Ozeye</a>, licenza Creative Commons

Il busto di Shakespeare nella camera in cui nacque. Foto di Ozeye, licenza Creative Commons

Nonostante in Italia non si sia ancora del tutto spento il dibattito che vorrebbe William Shakesperare nato a Messina con il nome di Michelangelo Florio e scappato in Inghilterra per sfuggire all’Inquisizione, dove avrebbe preso nome e cognome della madre (Guglielmina Crollalanza) trasformandolo nella traduzione letterale inglese, Stratford-upon-Avon, è conosciuta in tutto il mondo per essere la città natale di William Shakespeare.  

La cittadina, lo dice il nome stesso, si trova sul fiume Avon, nel cuore delle Midlands Occidentali, nel Regno Unito. Il viaggio di circa un’ora e mezza per arrivarci da Londra, a cui è collegata da un comodo treno che parte sette volte al giorno dalla stazione di Marylebone, è molto piacevole: tutto un susseguirsi di paesaggi tipici della campagna inglese, che io ho avuto la fortuna di vedere imbiancata da una straordinaria nevicata primaverile. Continua a leggere

La cerimonia del tè delle cinque

Tè delle cinque da Fortnum & Mason

La tradizione anglosassone del tè delle cinque, che prevede un sostanzioso spuntino a base di delizie dolci e salate accompagnate da tè rigorosamente in foglie, ha origini relativamente recenti. Risale infatti alla prima metà dell’Ottocento e fu introdotta dalla settima duchessa di Bedford, Anna, che non riuscendo ad attendere digiuna l’ora della cena, secondo la moda del tempo servita alle otto di sera, era solita per mitigare i morsi della fame chiedere che nel tardo pomeriggio le fosse servito del tè, del pane imburrato (pochi anni prima il conte di Sandwich ebbe l’idea di farcire due fette di pane) e dei dolci.

Il tè delle cinque ha un rigoroso cerimoniale che ne codifica sia la fase di preparazione che quella di degustazione. Nella teiera preriscaldata con acqua bollente deve essere versato un cucchiaino di foglie di tè (preferibilmente indiano o di Ceylon) per ciascun ospite più uno per la teiera. Il tè può essere versato nelle tazze degli ospiti solo dopo essere stato lasciato in infusione per almeno cinque minuti e avendo cura di non lasciare vuota la teiera. Il tè va bevuto avvicinando la tazza alle labbra (e mai chinandosi verso di essa); la tazza va sempre riappoggiata sul tavolino, o, se mancante, sulle ginocchia.
Anche gli spuntini che accompagnano il tè vanno mangiati seguendo un ordine preciso: per primi bisogna gustare gli “scones”, panini semidolci da farcire con marmellate, panna acida o crema di limone (lemon curd) poi i panini con salmone affumicato, uova e manzo e infine i biscotti a base di burro (o shortbread) e i dolci a base di frutta e cioccolato.

Talvolta definito anche “Low tea”, perché solitamente servito in salotto su tavolini bassi, il tè delle cinque non deve essere confuso con l’”high tea” o “meat tea” con cui gli operai di inizio Novecento sostituivano la cena e che consisteva in un frugale pasto a base di carne stufata, pesce, uova e formaggio cui veniva accompagnata una tazza (o mug) di tè, diventato con il tempo un’anticipazione della cena al tardo pomeriggio della domenica o dei giorni festivi, nelle quali vengono serviti insieme al tè polpettoni di carne, cotolette d’agnello, patate arrosto, formaggi, uova, insalate, frutta e dolcetti al burro.

Sebbene sia ancora prassi abituale accompagnare nel tardo pomeriggio ad una fetta di torta una tazza di tè, la cerimonia del tè delle cinque è oggi di norma riservata ad occasioni speciali. Molti hotel di Londra, tra cui il Claridges, il Dorchester, il Ritz e il Savoy offrono in ogni caso la possibilità di gustare un afternoon tea, il cui costo varia dalle 20 alle 40 sterline.

Io, quando sono a casa, adoro prendere un tè da Fortnum&Mason.