Marito, principale promotore del recente tour (anche) gastronomico per Londra, ha appena condiviso le sue impressioni sui due ristoranti stellati che abbiamo provato in terra anglobarbara, che personalmente condivido in pieno.
Ora a voi la scelta: Gordon Ramsay o Heston Blumenthal?

E’ da quando siamo tornati da Londra che penso a una sorta di recensione omnicomprensiva e in stile VS di due ristoranti provati: il Maze di Gordon Ramsay e il Dinner by Heston Blumenthal.

Poiché la cosa risulta abbastanza impossibile, mi limiterò a un racconto spassionato delle due esperienze.

Al Maze abbiamo prenotato un early supper, ossia quattro portate scelte da un menù degustazione piuttosto semplice, per invogliare a provare il ristorante senza spendere una fortuna (per la cronaca venticinque pound a persona vini esclusi più il servizio a parte).

L’accoglienza è calorosa, in pratica è un covo d’immigrati italiani, ma a colpire è soprattutto l’arredo e l’aria poco british del ristorante: tavoli ben spaziati e locale moderno, assenti le tovaglie, la mise en place è ridotta all’osso, porta posate e porta pane in argento, due calici e niente più. La moquette in una parte di sala però non sono riusciti a toglierla (sigh).

Le mie scelte sono state:

Cauliflower velouté, smoked haddock, potato salad: ahhhhh, finalmente assaggio l’eglefino, buon pesce molto delicato in una vellutata di cavolfiori. Ottimo.

Szechuan-spiced pork belly, braised Cox apples, kale, onion confit: ravioli dei Sichuan. Devo essere sincero, a distanza di tempo e dopo aver metabolizzato: pensavo meglio. E’ un raviolo non troppo dissimile dai millemila mangiati dell’ultimo viaggio in Cina. Non male il coriandolo, sempre presente.

Braised beef featherblade, pomme purée, shimeji mushroom, togarashi spice: un arrostone buono che rivaleggia tranquillamente con molti provati nelle Langhe. Ottima l’abbinata dei piccoli funghi (che scopro solo ora essere rari) e un morbido e invitante purè di patate.

Banana and date parfait, butterscotch, walnuts: tradotto, sarebbe: una mattonella alla banana. Buona l’accoppiata con una tortina di mandorle e la parte superiore caramellata.

Vino non pervenuto, un simpatico mal di testa aveva deciso di farmi compagnia: ho dovuto correre ai ripari con l’amico metamizolo.

Chiaramente, per chiudere, un discreto espresso e piccola pasticceria.

Conto decente, siamo sui centodieci euro in due, considerando la città lo ritengo in linea con posti certamente meno interessanti di questo.

Nemmeno il tempo di farsi passare la sbornia di fuck del celebre chef inglese, ci siamo immediatamente buttati in un’altra interessante esperienza: provare il nuovissimo ristorante Dinner del pluristellato ed eclettico chef inglese Heston Blumenthal.

Stavolta la cornice non è l’elegante (e pure un po’ snob) Mayfair, ma la ancor più fighetta Knightsbridge: il Dinner è all’interno del Mandarin Oriental, lussuosa catena di hotel di… indovinate un po’? Eh sì, son cinesi. Ci mettiamo più di un attimo a capire dov’è il locale, passando tramite due concierge e tre receptionist arriviamo nella hall vera e propria del ristorante: anche qui l’accoglienza è molto cordiale e in un attimo ci accomodiamo sul nostro tavolo che affaccia direttamente su Hyde Park (tra l’altro seduto al bar c’è il critico inglese un po’ facciadiculo che aiuta Ramsay nella trasmissione “Best Restaurant”, confermo: di persona è ancora più faccia di culo che in video).

Chiusa la parentesi VIP, accomodati al nostro tavolo, uno stuolo vero e proprio di camerieri -ne ho contato uno ogni tre commensali- ci porta la carte. Parte la solita lotta tra me e il mio claudicante inglese (a cui però nemmeno mia moglie sa dare aiuto stavolta, ahhhh Sangoogle, meno male che esisti tu) e facciamo le nostre scelte. Ah già, quasi dimenticavo, siamo ospiti a pranzo e optiamo anche qui per un più leggero “set lunch”: tre portate a trentadue sterline.

Ora, le scelte e più in generale la filosofia del ristorante, meritano un’altra parentesi: con il Dinner l’eclettico proprietario ha scelto una strada molto particolare: proporre piatti del passato (ma passato passato) in chiave moderna: ecco quindi che mi sono trovato a mangiare una Dressed Snails, ricetta di metà 800, una curiosa insalata con verdure e abbinamenti di sapori alquanto inconsueti, per non parlare delle diverse cotture: roba per veri foodies, forse troppo per me. Come portata principale ho preso una Bath Chaps: stinco di maiale con lardo, cavolo verza in un brodo semplicemente divino. Se mia madre mi avesse preparato dello stinco da piccolo, l’avrei come minimo buttato dalla finestra. Qui invece l’ho trovato ottimo. Come contorno abbiamo scelto entrambi le famosissime patate a doppia cottura riportate alla ribalta dallo chef inglese. Il dessert è stato una Prune & Tamarind Tart (ricetta del ‘700): una torta di prugne con varie consistenze e, soprattutto, il gusto della frolla -e qualche altro ingrediente che il mio poco fine palato non ha compreso- che contribuivano a smorzare il sapore deciso e molto acido delle prugne non zuccherate. In una parola: divino.

Il conto è stato meno economico (centoquaranta euro, andando a memoria), ma l’esperienza decisamente più incisiva. Servizio più formale e clientela di altro tipo rispetto al Maze, ma non per questo meno interessante.

Come avrete capito ci sono molti punti in comune (la cucina creativa, l’ospitalità, l’informalità -per quanto possibile-), ma si tratta sostanzialmente di locali molto diversi tra loro: per me il Dinner vince in larga misura: tutto, dal locale al menù, passando per il servizio, sono superiori. Del Maze però ricorderò certamente la simpatia e la gentilezza dei camerieri italiani (e non), oltre al fatto che abbiamo pure quasi incrociato lo chef patron, che quel giorno ha corso la maratona di Londra!

Smoked haddock

Dressed Snail