Chi mi conosce sa che Ibiza è sempre stato un posto che avrei voluto visitare.
Alcuni mesi fa ho persino osato scrivere che una delle 1(0)1 cose da fare prima di morire era per me ballare per 48 ore di fila nel migliore locale di Ibiza.
Ora che ci sono stata, e che di fatto ho depennato questa attività, posso dirvi MA ANCHE NO!!!!

La sensazione che ho avuto sin dalla prima sera di un week-end ad Ibiza che mi è sembrato lungo un mese è di esserci andata con (almeno) 18 anni di troppo sulle spalle: ragazzini molesti e ubriachi ovunque, gente seminuda urlante dal mattino alla sera, sporcizia, confusione…insomma, un inferno!

Abbiamo ribattezzato la via di Sant Antoni, piccola cittadina di Ibiza dove si concentra la fiesta giovanile, “il Golgota” e vi posso assicurare che l’epiteto non è stato scelto solo per il fatto che aveva una ripidissima salita…
Per fortuna svelando la mia età e mostrando la fede al dito tutti i suddetti molesti si dileguavano in fretta. Al casino, poi, ci abbiamo fatto presto l’abitudine: bastava scansare la gente riversa per terra e via!

Adesso, però, scrivendo quest post mi tornano in mente soprattutto il tramonto visto in riva al mare sorseggiando una deliziosa sangria, la parte vecchia di Ibiza, la Dalt Vila, patrimonio mondiale dell’Unesco, dove sono riuscita a trascinare una reticente Manu con la scusa che lassù ci sarebbero sicuramente state altre bancarelle da depredare, il tranquillo e pulitissimo paesino di Santa Eularia.
E poi, soprattutto, il sorriso di Mari e Manu, compagne d’avventura.