Ieri un amico, cui ho regalato, per quanto consapevolmente, i migliori anni anagrafici della mia vita, mi ha dato durante una bruttissima discussione l’epiteto per me peggiore che si possa dare ad una donna.
Ad aggravare il fatto e a farmi scrivere di getto questo post alle 7.30 di sabato mattina, si è aggiunta la complicità di un altro caro amico e il pesante silenzio misto ad imbarazzo (per la discussione) dimostrato da mio marito.
La cultura maschile è da millenni solita a svilire le donne, che loro stessi definiscono “gentil sesso”. C’è grande complicità tra gli uomini nel credere che le donne possano essere definite (ed accettino di essere definite) troie. Basti pensare alla cultura degli afroamericani e alla loro espressione radicale più becera (gusti musicali permettendo) del rap, in cui le compagne dei cantanti vengono abitualmente definite bitch o anche peggio.
Di certo ci sono ragioni profonde in tutto questo, perchè però, mi chiedo, è così raro trovare nelle donne una complicità tale che aiuti a fare muro contro questa che definisco, forse anche un po’ esageratamente, una vera e propria violenza verbale?
Forse proprio su questo noi donne dovremmo fermarci un attimo a riflettere.

C’era una volta un mondo in cui l’uomo pensava di prevalere sulla donna con la violenza, c’era una volta…#hca13

Illustrazione di Irene Bedino