Fobofilia

Fobofilia è il piacere, un po’ perverso, di essere spaventati, una pulsione innata e irrefrenabile nell’uomo. Ne è stato per me esempio lampante la signora che ha visitato con me la mostra dall’omonimo nome, allestita alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, dal 12 febbraio al 12 aprile 2015: si è avvicinata con molta riluttanza alla sala d’ingresso, è fuggita impaurita, ma poi, inesorabilmente, ci è tornata, attratta dalle proiezioni artistiche della paura dei tanti artisti in mostra (tutti selezionati dalla vasta collezione della Fondazione).

La paura è uno e dei registri più utilizzati nell’intrattenimento, ma anche, purtroppo, nell’informazione e di conseguenza nel modo di percepire la realtà. Fobofilia è la mostra che presenta la paura sotto queste diverse sembianze, da quello più intimo e psicologico, di una soggettività aggredita oppure aggressiva, a quello più esterno e politico, di una società che si fonda sulla violenza e usa il terrore come arma.

Fobofilia, Cyber Iconic Man, dei fratelli inglesi Dinos e Jake Chapman

Fobofilia, Cyber Iconic Man, dei fratelli inglesi Dinos e Jake Chapman

L’opera che subito ha attirato la mia attenzione è Cyber Iconic Man, dei fratelli inglesi Dinos e Jake Chapman: un manichino sfigurato e colante sangue, che ricorda le barbarie cui ormai i media tristemente ci sottopongono, evocando violenza e feticismo.

Più introspettive, ma altrettanto d’impatto, sono le opere di altri due artisti: Ariane 5 di Glenn Brown e Self-portrait Pervert di Catherine Opie.

Fobofilia, Ariane 5 di Glenn Brown

Fobofilia, Ariane 5 di Glenn Brown

La prima, è una riproposizione in chiave moderna di un’opera di un pittore romantico ungherese, che ritrasse il figlio morto in giovane età. Armin, grazie al semplice ribaltamento del quadro e l’enfatizzazione di toni gotici, con Brown diventa Ariane, un essere quasi alieno e sinistro.

Fobofilia, Self-portrait Pervert di Catherine Opie

Fobofilia, Self-portrait Pervert di Catherine Opie

L’autoritratto della Opie è, invece, un’ostentata provocazione agli ambienti perbenisti americani che mal tollerano la comunità omosessuale, cui la stessa artista appartiene: l’artista si fotografa nuda, con la scritta pervert tatuata di fresco sul petto e le braccia trafitte da aghi, attorniata da uno sfondo finemente ricamato, analogo a quello utilizzato nei ritratti delle famiglie “perbene”, che demonizzano i “diversi”.

Fobofilia, Le possibilità sono infinite di Margherita Manzelli

Fobofilia, Le possibilità sono infinite di Margherita Manzelli

L’artista italiana Margherita Manzelli ironizza con Le Possibilità sono infinite su un’altra paura ancestrale: la morte. Nel dipinto esposto una donna scheletrica, con abito funereo e sgargianti calzini rosa a pois, dal suo letto di morte sembra schernire lo spettatore con un sinistro sorriso che annulla la dicotomia tra macabro ed ironico, già di per sé molto sottile.

Infine un’altra donna, una delle prime artiste islamiche che si sono imposte a livello internazionale, Shirin Neshat, presente a Filofobia con Faceless, una fotografia in bianco e nero tratta dalla serie Women of Allah. Nella foto una bellissima donna velata, con le braccia e il volto ricoperte di poesie in pharsi, punta una pistola contro lo spettatore, a testimonianza del delicato ruolo delle donne nella lotta tra la violenza della rivoluzione khominista e la cultura secolare iraniana.

 

Fobofilia

Dal 12 Febbraio 2015 al 12 Aprile 2015

CURATORI: Irene Calderoni

COSTO DEL BIGLIETTO: intero € 5, ridotto € 3